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Rubrica -Three Lions

Mind the Gap: il vero asso della Premier non è Ronaldo, ma il pubblico.

L’avversario non era irresistibile, ma vestiva una maglia bianconera. La Dea Eupalla ha un senso dell’umorismo molto beffardo: Ronaldo, che sbatte la porta della Juventus, stanco di una squadra non alla sua altezza (e col senno di poi, aveva ragione), trascina verso una vittoria esaltante il ritrovato Manchester United: debutto-bis nel campionato inglese con doppietta personale e risultato finale di 4-1 in casa del Newcastle. E’ il medesimo club da cui leggenda vuole che a Torino, a fine ‘800, si ispirarono per la maglia della neonata squadra Juventus FC (ma in realtà la jersey era quella del Notts County, altro club inglese). Meglio di così, il Figliol Prodigo Ronaldo non poteva iniziare la sua seconda vita nella società calcistica dell’Old Trafford. La sua ex squadra, invece, cadeva rovinosamente a Napoli, racimolando solo 1 punto in tre partite. Un simile tracollo non succedeva dai tempi della Juve di Gigi Maifredi, nome per che per la Vecchia Signora evoca il punto più basso degli ultimi 30 anni.

Per un pomeriggio, grazie alla doppietta del portoghese fuggiasco, lo United di Solskjaer ha assaporato il titolo di capolista della Premier League, un risultato che non accadeva dai tempi della divinità Sir Alex Ferguson. Poi è bastato poco più di un quarto d’ora perchè Romelu Lukaku, altro fuggiasco della Serie A, per riportare in vetta anche il Chelsea campione d’Europa. 

La classifica inglese

A un mese dall’avvio (la Premier è alla 4° giornata, avendo iniziato una settimana prima dell’Italia), è già tempo di un primo bilancio sul campionato inglese: il primo posto è un condominio, a 10 punti, tra il Chelsea, una conferma, e lo United, una sorpresa. Con l’arrivo di Ronaldo, il club di Manchester è oggi un serio contendente a vincere il campionato. Segue, distaccato di un solo punto un terzetto improbabile, formato dal City, campione d’Inghilterra in carica; dall’eterna incompiuta Tottenham, che ora si è affidata a Fabio Paratici come manager e che deve tornare a vincere per ripagare l’enorme costo del nuovo stadio. Piccola digressione: il bellissimo e fantascientifico impianto di White Hart Lane ò stato progettato dallo Studio Populous, lo stesso che ha disegnato il nuovo progetto per San Siro. Il terzetto è completato dall’outsider, il Brighton & Hove Albion, squadra di provincia che di solito occupa la parte destra del tabellone. Quella è la vera sorpresa della Premier: sarà un nuovo Leicester?

Nazionale a pezzi, ma stadi pieni

La nazionale inglese è uscita a pezzi dalla piovosa notte di Wembley, che avrebbe dovuto invece incoronarla regina d’Europa dopo 50 anni. Ma il suo campionato è rimasto intatto, quanto a potenza. Potenza calcistica e potenza di denaro. Rimane il torneo più ricco d’Europa (una torta da 6 miliardi di euro di diritti tv) e di conseguenza anche quello più vincente e ambito dai giocatori. La Serie A è solo un comprimario, una cantera, un serbatoio: l’Italia è un pensionato di lusso per vecchie glorie, come i casi di Beckham, Luis Figo, Ribery, in parte pure il rinato Ibrahimovic e cosa che sembrava pure per Ronaldo un certo punto. Oppure una rampa di lancio per giovani da vendere ai top club (vedi alla voce Mohammed Sala o Paul Pogba): molti approdano proprio in Premier. Nell’anno in cui Italia è sul tetto d’Europa come nazionale, dalla Serie A sono scappati tre nomi pesantissimi: Gigio Donnarumma, Ronaldo e Lukaku. Non ci vuole un genio per capire che la Serie A si è indebolita e la Premier ulteriormente rafforzata. 

Ma il vero atout del campionato inglese non è nella rosa dei calciatori. E nemmeno nel nome dei grandi club. Il vero asso nella manica è quello che ieri appariva sugli schermi tv in contemporanea, dallo Stadio Maradona di Napoli e dallo Stamford Bridge di Londra: in Italia impianti pieni solo a metà, per direttive Covid, e tutti inspiegabilmente con la mascherina (anche se all’aperto e distanziati). In Inghilterra stadi piedi e nessuna mascherina. 

Aumenta il divario

Uno stadio pieno significa ricavi a regime per un club di calcio: abbonamenti, introiti da biglietti, incassi da merchandising e tutto l’indotto che ci gira attorno (ristoranti, pub, mezzi pubblici, ecc..). La Premier che accoglie tutti i tifosi macinerà incassi e giro d’affari, lenendo le ferite sui bilanci dei club causate dalla pandemia nell’ultimo anno e mezzo. In Serie A, dove gli stadi sono ancora semivuoti e gli incassi ridotti al lumicino, i club subiranno ancora danni economici. “Mind the Gap” è l’annuncio che si sente in continuazione sulla metropolitana di Londra: “Attenti al vuoto” che c’è tra i vagoni e la banchina. Nel calcio post-covid il gap economico e sportivo, già oggi rilevante, tra Inghilterra e Italia è destinato ad allargarsi ancora di più. 

“Simone Filippetti, giornalista del Sole 24 Ore basato a Londra, è autore e commentatore tv. Ha vissuto a Milano e New York. E’ autore di numerosi libri: Serenissimi Affari (Marsilio, 2014); I Signori del Lusso (Sperling&Kupfer 2019); e il recentissimo Un Pianeta Piccolo Piccolo (Il Sole 24 Ore 2021)”

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